Breve storia del futuro

Area: Futuro e Modernizzazione
Fazi Editore, 2007
pp. 277
16 euro
Presentazione dell'Editore
Come sarà il mondo nel 2060? E cosa accadrà nei prossimi cinquant’anni? Nell’immediato futuro dovremo affrontare il terrorismo e il fondamentalismo religioso, il surriscaldamento del pianeta e l’esaurimento delle risorse, l’ascesa di nuove potenze e il declino dello stile di vita occidentale. Ma questo è niente, paragonato a ciò che ci aspetta più avanti. La globalizzazione? Sostituita da un iperimpero che controllerà politicamente, e non solo economicamente, un mondo policentrico. Le guerre locali e nazionali? Inglobate da un iperconflitto dagli effetti inimmaginabili. E la gente comune? Sarà costretta a spostarsi in ogni angolo della terra per seguire le regole del mercato, innestando una catena inesauribile di lotte fra nomadi e sedentari. Dunque tutto è perduto? Forse no, perché – dice Attali – il domani dipende da come intendiamo usare ora le innovazioni tecnologiche che abbiamo a disposizione. E da quanto sapremo condividere con gli altri le nostre capacità, soprattutto quelle creative. Solo se riusciremo a percorrere questa via (e a resistere a un cinquantennio costellato da enormi ostacoli), arriveremo alla fase finale: un’iperdemocrazia estesa a livello planetario, stavolta a beneficio di tutti. Pagine profetiche, visionarie e al tempo stesso realistiche e concrete, quelle di Attali, che ci inchiodano alle nostre responsabilità e alle conseguenze delle scelte politiche dell’oggi. Bestseller in Francia già tradotto in quindici lingue, Breve storia del futuro contiene nella presente edizione un piccolo omaggio ai lettori italiani: una sintetica ma incisiva analisi del possibile ruolo del Belpaese nei decenni a venire.
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Rete di Perle - Recensione del curatore dell'incontro.
La costruzione illuministica di un intellettuale francese seguace della Dea Ragione. Parto di un pensatore che non cita nessuno ma fa tutto da solo. Un po’ spocchioso ma interessante e stimolante. Vale la penna di leggerlo, perché ci si trovano molti spunti utili, materiale da costruzione da reimpiegare nel proprio progetto di vita.
Ciò che del libro che mi ha maggiormente colpito, per i suoi potenziali sviluppi pratici, è che, secondo Attali (pag. 226), l'avvenire dell'Italia dipenderà ormai dal modo in cui saprà piegarsi alle leggi della storia e seguire le regole del successo:
1. crearsi un ambiente relazionale
2. suscitare il desiderio di un destino comune
3. favorire la più libera creazione
4. costruire un grande porto e una grande piazza finanziaria
5. formare equamente i cittadini ai nuovi saperi
6. gestire le tecnologie del futuro
7. elaborare una geopolitica
8. costruire le necessarie alleanze.
A me sembra che questi otto punti, ben rielaborati, potrebbero diventare la base per un buon programma di governo. Perché non verificare sperimentalmente se si prestano a diventarlo anche per il progetto di vita di un singolo individuo e poi magari di un piccolo gruppo di persone agile e innovativo, un seme di rinascita o almeno di rinnovamento?




